
Susan Morris, Motion capture drawing (ERSD)-View from Above (2012)
Ma tu non credi al vuoto; ecco laggiù una striscia che non è stata mietuta chinare spighe appassite verso una puanta di assenzio; guardi quel vuoto senza crederci, perché qua e là chi sosta e fa cenni con le mani in ogni direzione: CHIAMANO TE; tutti ti stanno fissando, ti fanno cenni con il capo, borbottano; E TU NON CREDI AL VUOTO.
Ma vai verso quel richiamo, rispondi a quella voce; frantumerai le mani solo qualche vecchio fusto d’assenzio e vedrai saltellare via qualche bestiola; t’inebrierai del pungente e amaro odore di quell’assenzio e della terra fradicia: la sera il campo autunnale è deserto; lungo i suoi confini si riversa il tramonto entro cui si distende una lunga fila di crovi, mentre da quella parte dove la notte dispiega sulla terra una tinta scura, il bosco mormora un’antica favola sempre uguale: che è tempo di perdere le foglie; e in lontananza le foglie cadono come l’acqua, come la notte che, incedendo sulla terra, la percuote con il mesto brusio dei sogni.
Andrej Belyi, Il colombo d’argento – Quel che dice il crepuscolo
