
“… è difficile descrivervi quella spianata disseminata di rifiuti, ogni cosa polverizzata fino a diventare insignificante, alcune fondamenta ancora visibili qua e là. […]
I quartieri di Okada, Gamou, Shiratori e Arahama erano scomparsi. L’ex clinica geriatrica era ingombra di macerie e alberi, che avevano cominciato a decomporsi e, là dov’erano avanzati fino alle case, vi si insinuavano come rattan intrecciato finemente, lavorato alla perfezione da quella tessitrice-tappezzeria che chiamiamo morte. Le porte e le finestre di alcuni degli edifici più ricchi erano protetti da cerate azzurre fissate con nastro adesivo.
In quell’odore di pianura alluvionale, procedemmo lentamente in direzione sud, verso il fiume Natori, passando accanto a specchi d’acqua increspata grigio-azzurra e a un cartello: SEASIDE PARK ADVENTURE FIELD.
Leggendo questa storia, però, provate a pensare quante altre volte vorreste assistere al disastro del reattore di Fukushima. Se doveste venir dalla mia parte, considerate l’idea di collocarvi sopravento.
William T. Vollmann, Zona proibita
