Balla con Giacomo

Tu credi all’oscurità dei corpi, ai colori luminosissssssimiiiiiiiiii, alle forze assillanti che esistono senza di noi. Se un oggetto è infinito, infinite saranno le sue rappresentazioni, nel velo della carne, nella natura tutta, nell’arte.

Artemisia riposa nei rossi e nei gialli, la periferia romana negli alberi muti, nel verde brunito dei campi, la città nei suoi marmi, nelle oppressioni del lavoro e delle stagioni. Ora bisogna spiegare un tramonto? Essere cacciatori di un’unica opera?

 

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L’acqua un giorno toccò la sua freschezza soltanto per me:  l’alto acquoreo getto di una fontana si unì ad un fascio di luce, alla mano che ritrae sulle carte e sulla tela, ad un frammento di cielo notturno e cosa ne derivò? Un esercito di nemici. Presi ad uno ad uno li avrei sconfitti. Tutti insieme hanno generato il suono chiaro e corretto degli orchestrali al debutto. Li vedo tutti scintillare e spegnersi. Orione smalto di costellazione, il corteo delle passeggiatrici, le gemme volubili del caso.

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Vent’anni fa ho brillato perpetuamente. Mi chiamavano il cronista della velocità, il “ballatore” dell’avanguardia. Ho sbattuto le ali per obbedire alla “fata elettrica”; prima dal ballatoio avevo salutato due donne che scendevano la rampa delle scale coperte dal loro velo nero. Il bordo della terrazza non mi aveva permesso di seguirne il percorso e avevo immaginato di essere il loro cane, di tagliare insieme gli incroci e i passi, di camminare sotto le loro gonne e di salire nelle braccia dell’una alla prima pausa e di accovacciarmi ai piedi dell’altra al rientro. Sgomitando per la strada mi era capitato così di bere il caffè in via Veneto e con quell’arcigna divisa d’animale di protestare per il pasto mancato vicino a gambe inviolabili.

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Catturai figure sorgive nel parco dei Daini, un organo di cipressi, tronchi che cantano, fontane e terrazze azzurre, alberi e cespugli picconati dal sole. Ed ero senza proiettili, senza vortici, senza roteazioni celesti.

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Siamo esseri moltiplicati dalle sensazioni. Nel mondo concavo una tessera blu cade su occhi chiari sfuggenti come i tuoi, rossa dea delle ciminiere, rosso bellezza difficile, rosso spalmato di cure e naufragi, rossa dea con il fascio di frecce nella mano sinistra e il sangue che sgorga dal seno ferito – nel tuo rosso puro senza ritorno ti chiamo.

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