Un’altra palude (con bruciatori a gas)

Steam rises from chimneys of a heating power plant near a monument of Soviet cosmonaut Yuri Gagarin in Moscow

 

 

La maggior parte dei lavoratori, sia la “gente di città” sia i “campagnoli” […] viveva nella Palude o nei dintorni. Quando non lavoravano bevevano vodka Smirnov, si azzuffavano ai banchetti nuziali, raccontavano barzellette sui preti, pescavano nella Moscova e nel Fossato, frequentavano le prostitute locali, corteggiavano le magliaie, le modiste e le cuoche nel Giardino di Alessandro accanto al Cremlino; leggevano cronaca nera, romanzi d’appendice e opuscoli cristiani e socialisti; frequentavano la chiesa e varie riunioni più o meno cospiratorie; inscenavano sanguinose scazzottate sul fiume ghiacciato verso la diga e visitavano la vicina Galleria Tre’jakov di arte russa, il Museo Imperiale di storia russa e il Museo Rumjantsev (che conteneva di tutto). La domenica l’ingresso ai musei era libero, ma gli “spettacoli gratuiti” più popolari, secondo Kanatcikov, era gli incendi di Mosca.

All’alba i contadini andavano via, la vendita aveva inizio e “come per magia, ogni cosa prendeva vita e si faceva splendente e allegra. C’era una tale quantità di ogni cosa che non si poteva fare a meno di interrogarsi sulla dimensione e l’appetito della pancia di Mosca, che giorno dopo giorno divorava disinvoltamente quei doni della Palude  come semplice gustoso bocconcino o passatempo.

Nella Palude e dintorni erano tutti simbolisti.

(YURI SLEZKINE, La casa del governo. Una storia russa di utopia e terrore)

 

 

 

 

 

 

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