SENIGALLIA, agosto
Sulla spiaggia di Senigallia, il trionfo della pensione: della pensione, non della famiglia. Sotto gli ombrelloni sono adunati insieme gli ospiti degli stessi villini novecento, in discussioni che non tradiscono uno solo dei luoghi comuni dell’istituzione linguistica borghese, e per questo, conservano a ognuno il proprio mistero. Ecco il professionista brizzolato ma ancora sportivo; ecco la signora vedova, con un enorme statuario turbante giallo, e un accappatoio giallo tirato su come una tunica: va immobile ad armeggiare con la sdraia, patita, misteriosa, scostante e perduta come una Marlene Dietrich. Dai megafoni della grande spiaggia fitta di capanni e ombrelloni, escono scandite le note di un tango arcaico.
Questa gente sui cinquant’anni conserva la vita esattamente come a loro pareva, ideale, quando ne avevano trenta: qui c’è un’aria di immediato anteguerra, quando appunto i cinquantenni di ora cominciavano a essere degli arrivati, a ordinare per sé una vita già ben preordinata: il giallo del turbante della signora matura e misteriosa, è giallo banana: il sorriso del professionista cinquantenne ricorda le vittorie al giro di Francia di Baratali.
