Il terreno sottostante si ritira. Sono state scavalcate colline e ondulazioni, poi sono stati gettati i piloni e gli archi sulla Vistola. Il ponte comincia davanti a me. […] Nel crepuscolo crescente emergono nere dietro di me e alla mia sinistra delle case, ogni tanto una luce balena alle finestre. Ciminiere fumanti. Rampe di scala in discesa, con donne sedute che vendono frutta. Una grande stella bianca appare in cielo.
Poi c’è uno steccato di traverso sul ponte; non posso andare oltre. Qui sotto incomincia la Vistola, e il ponte finisce. Nella semioscurità, dalla corrente viscosa, si ergono possenti nudi piloni. Intorno ad alcuni sono state messe delle armature. Il ponte vero e proprio è stato fatto saltare. Lo spazio tra i piloni è vuoto, il grande fiume score tra di loro con indomite onde. Sosto a lungo, poi torno indietro.
Battono le sei . Terribilmente veloce sopravviene l’oscurità, palpabile. Davanti a me a destra il cielo, c’è ancora del bianco chiaro. Poc’anzi avevo visto la luna, sbiadita, spenta; adesso lassù c’è un disco luminoso, un cerchio abbagliante, bianco giallo; sopra brandelli di nubi. Sul ponte sono state collocate lanterne a elettricità. Già all’andata emanavano una luce biancastra, ma potevo ignorarle e vedere oltre. Adesso catturano lo sguardo. Quanto più si fa scuro, buio, tanto più violentemente si contrappone la loro luce sferica, assediata da ogni parte. Nello spazio di fianco e davanti a me non c’è più profondità. Luci rosse scintillano a destra e a sinistra dalla città verso cui mi dirigo. Dove sono finiti i campanili, le ciminiere?
[Alfred Doblin, Viaggio in Polonia]
